Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Daniele Potenzoni – Quella scomparsa senza un colpevole (per ora…)

Una lettera aperta di papà Francesco al figlio, pubblicata attraverso il sito v-news.it tiene viva l’attenzione sul caso, alla vigilia della pubblicazione delle motivazioni della sentenza di primo grado, che aveva stabilito che la colpa della scomparsa non era di nessuno

Era il 10 giugno del 2015, Daniele, che ha un disturbo mentale grave e che per questo deve esser seguito a vista, scende le scale mobili che lo conducono alla fermata di Termini della Linea A di Roma. Lui a Roma non c’è mai stato, ma questo conta poco. Il professionista che lo ha in affidamento è l’infermiere Massimiliano Sfondrini, dell’Ospedale di Melegnano che, con gli altri colleghi ognuno dei quali ha la responsabilità di un assistito, si tuffano nella bolgia infernale dell’ora di punta di quella fermata. Il gruppo ha un’esitazione, decidono prima di salire, poi, visto che non riuscivano a salire tutti insieme Sfondrini riscende e nel farlo non riesce a portar fuori dal vagone strapieno Daniele. Le porte si chiudono e il treno parte, portando Daniele in un buco nero e senza scampo. Daniele si perde per sempre.

 

La linea A di Roma

Ma papà Francesco, non si vuole arrendere all’assurdo, a una scomparsa che ha dell’incredibile se si pensa che essa è maturata dentro una metropolitana tra le più affollate.

Il processo di primo grado ha sancito poche settimane fa che Sfondrini non ha avuto una condotta colpevole. «Sono allibito, si stabilisce un precedente pericolosissimo, e cioè che la negligenza verso persone indifese come mio figlio non è una colpa.» Francesco ha ragione, non si può relegare a incidente di percorso un evento come questo, ma al di là delle considerazioni penali, ci si chiede come sia stato possibile perdersi un ragazzo con quella disabilità, che non può che esser uscito dal treno a una delle fermate successive.

Abbiamo provato a percorrere quell’ipotetico percorso alla stessa ora: La fermata Repubblica che è quella immediatamente successiva, in genere continua a far salire persone, pigiandosi addosso alle tante già presenti e provenienti da Termini, dove è salito Daniele. Appare complicato che sia riuscito a uscire lì. E allora, potrebbe esser stato spinto dall’onda che si crea alle fermate di Barberini e Spagna. Oppure esser rimasto ancorato e smarrito ai sostegni del treno e esser sceso alla fine del percorso, al capolinea alla fermata Battistini. Ma poi da lì cosa può mai aver fatto? Sono state perlustrate tutte le gallerie tra quelle fermate, ma senza esito. Il mistero sta anche nel fatto che nessuna telecamera lo riprende uscire da una delle fermate successive. Ma se è rimasto sotto, qualcuno lo avrebbe trovato.

Dicevamo della lettera, una missiva affidata da Francesco al sito www.V-news.it scritta al figlio ma anche a tutti quelli che avrebbero potuto evitare una tragedia come questa e non hanno fatto nulla. È soprattutto il comportamento degli infermieri in tutta quella maledetta giornata in cui Daniele si è perso, che sarà sicuramente rianalizzato nel processo di secondo grado.  

una lettera piena di rammarico e di disarmante tenerezza.

“Ciao caro figlio mio Daniele ti scrivo queste parole per dirti che questa notte ti ho sognato sono stati dei momenti bellissimi ma purtroppo e stato solo un sogno perché per un uomo senza cuore che un giorno ti ha portato a vedere il Santo Padre ti ha perso in quella metro di Roma e poi se ne fregato di te e di noi che ci hanno lasciati nella disperazione totale ma se tu puoi leggere questo messaggio fatti aiutare a farti venire tra di noi. Noi tutti insieme ti cercheremo sempre non ci fermiamo fino che non ti troveremo tuo padre vuole la verità”.

La famiglia Potenzoni è assistita nel percorso che porta alla verità dall’avvocato Gennaro Galadeta, attraverso l’associazione Penelope Italia Onlus, che, fatto unico in un processo non per omicidio, è stata in primo grado riconosciuta nella costituzione di parte civile. Perché nessuno vuole rassegnarsi a una sorte così dolorosa, certamente non si rassegnerà Penelope, tantomeno papà Francesco.

Mauro Valentini