Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

La strage di Erba – Una riflessione

La strage di Erba – Una riflessione

E se il vero obiettivo degli assassini fosse Youssef?

Siamo a un passo dalla revisione del processo per la strage di Erba.

Questo ormai sembra un destino quasi segnato, dopo che la richiesta di rileggere le carte è arrivata addirittura dal Procuratore Generale Cuno Tarfusser che nell’istanza di revisione del processo, scrive che le prove per cui la coppia è stata condannata sarebbero viziate da: “un contesto che definire malato sarebbe un esercizio di eufemismo”.

Tre sono i punti essenziali: tre prove cardine che hanno mandato all’ergastolo Olindo e Rosa e che secondo il PG non hanno fondamenta solide e cioè: il riconoscimento degli imputati come autori del delitto da parte di Frigerio, le confessioni dei coniugi e la macchia di sangue trovata sull’auto di Olindo appartenente a Cherubini. Tre prove che vengono smontate una a una dal magistrato, la cui istanza dovrà comunque essere valutata dai giudici prima di un eventuale nuovo processo, che sarà coadiuvata chiaramente anche da quella degli avvocati difensori dei coniugi accusati e condannati.

Ma rileggendo le carte processuali e analizzando l’efferatezza dell’azione omicidiaria, emerge qualcosa che da pochi è stata analizzata, ma che potrebbe demolire l’architrave su cui è basata la condanna e il processo stesso.

Due sono i punti che non sono stati nominati dal PG e che invece potrebbero costituire e restituire il dubbio, quel ragionevole dubbio di cui la Corte a suo tempo non ha considerato tale.

Il primo punto è di natura puramente dinamica. E logica.

La signora Cherubini, da tutte le testimonianze dei soccorritori viene udita urlare da sopra il suo appartamento. Quelle urla indicano la sua esistenza in vita chiaramente, ma anche che le lesioni che poi le verranno trovate sul collo e sulla bocca non le sono state ancora inflitte.

E se qualcuno gliele ha inflitte lì dove poi sarà trovata morta, questo deve poi esser uscito o da quell’appartamento o dall’appartamento di sotto, quello dove c’è il fuoco e dove giacciono altri tre cadaveri.

Possibile che Olindo e Rosa abbiano questa agilità neanche fossero atleti di parkour per dileguarsi senza lasciar traccia e senza esser visti?

(La puntata di CRIMINI E CRIMINOLOGIA del 23 aprile 2023)

Ma c’è di più…

Perché analizzando la dinamica d’assalto del “Commando” contro la famiglia Marzouk – Castagna, il sospetto fondato che tutto fosse funzionale all’uccisione del piccolo Youssef. Come se quell’azione avesse un solo obiettivo. Una sorta di orribile rappresaglia in stile mafioso perpetrata contro il padre o qualcuno della sua famiglia?

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Perché Rosa e Olindo, che odiavano, secondo i vicini, secondo l’accusa e molta letteratura mediatica, Raffaella e Azouz, avrebbero dovuto uccidere in quel modo e senza nessuna pietà quel bambino innocente, che mai avrebbe potuto denunciarli e che non era l’oggetto delle discussioni tra i vicini?

Perché, se l’intento di Olindo e Rosa, premeditato e studiato secondo i giudici che li hanno condannati, era quello di distruggere quella famiglia addirittura bruciando la casa, essi avrebbero dovuto colpire il bambino con un colpo netto e preciso, da veri professionisti, con una modalità che appare troppo esperta per due come loro. Per due come Olindo e Rosa.

E se la verità fosse un’altra?

E se avesse ragione colui che ha perso in un colpo figlio, moglie e suocera?

E se avesse ragione Azouz Marzouk che ai microfoni di Quarto Grado qualche tempo fa disse che: “Secondo me non c’entrano nulla quei due. Io ho perso un figlio ed è per questo che sto lottando. Gli atti parlano ben chiaro. Io so, ma non ho le prove”.

MAURO VALENTINI

 

 

 

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