Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Adriano Olivetti e la “Lettera 32” di Marino Bartoletti

Ricevo da un grande giornalista che mi onora della sua amicizia

Per gentile concessione di Marino Bartoletti 

Soltanto un’altra volta, come in questi giorni, non si era tenuto il Carnevale di Ivrea. Giusto sessant’anni fa. Non c’entravano virus, non c’entravano presunte epidemie. C’entrava il dolore per la morte di un grande figlio di quella terra, che aveva dato pane e persino felicità a decine di migliaia di persone.
Il 27 febbraio del 1960, proprio all’inizio del boom economico italiano, se ne andò per un malore Adriano Olivetti mentre stava recandosi  in Svizzera in treno. Era il nostro Steve Jobs (e forse anche qualcosa di più, visti i tempi e viste le prospettive)! E non ce n’eravamo accorti. O forse se n’era accorta – eccome! –  una classe politico-imprenditoriale a cui il suo modo rivoluzionario e “sereno” di gestire i rapporti di lavoro non andava esattamente di buon grado.
Riuscì a creare nel (difficilissimo e anche doloroso) secondo dopoguerra un’esperienza di fabbrica nuova e unica al mondo.

Adriano Olivetti

E mentre comunismo e capitalismo si fronteggiavano con rabbia rese materialmente possibile un perfetto equilibrio tra solidarietà sociale e profitto: convinto che se l’organizzazione del lavoro si fosse basata su un’idea di benessere collettivo, automaticamente si sarebbe generata efficienza.
I dipendenti vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi industrie italiane: ricevevano salari più alti, disponevano di asili e abitazioni. Potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, arricchire le loro conoscenze: in estrema sintesi “vivere bene”. E grazie a questo “welfare” (di cui tanto ci si riempie la bocca a decenni di distanza, ma che purtroppo non è mai stato realizzato, almeno a questi livelli) nacquero gioielli tecnologici senza eguali, ora presenti nei musei di tutto il mondo, come se fossero la nuova “ruota” di un Pianeta che cambiava. Gioielli perfetti e bellissimi, perché le due cose, secondo Olivetti, non potevano restare separate. Prototipi persino di quell’informatica avanzata che era già nel mirino e che avrebbe reso l’Italia all’avanguardia assoluta!

Officine Olivetti 1957

Personalmente so cosa devo a quest’uomo. E ogni tanto mi capita di tornare ad accarezzarla, Esattamente 57 anni fa, di questi tempi, ordinai a rate la appena nata “Lettera 32”, evoluzione della “22” resa celebre dai Padri della nostra professione.

Non sapevo neanche io dove mi avrebbe portato. Men che meno sapevo le tante cose che vi avrei scritto sopra e le decine di migliaia di chilometri che avrebbe percorso con me. Con gioia. Sì con tanta gioia! Non sapevo di aver acquistato a 3350  lire al mese per dieci mesi (togliendole quasi integralmente alla mia paghetta di 4000 lire) il mio futuro e l’essenza stessa della mia vita.

Quando Alice mi chiede di poterla usare perché le piace il suono del suo trillo ad ogni “a capo” non sa quanto mi fa felice. Perché mi massaggia il cuore. Perché è giusto che quel gioiello possa ancora vivere. E quando mi dice “nonno, mi fai usare un po’ la tua tastiera?” non la correggo.
Perché è bello così. Perché i capolavori hanno diritto di vivere anche nelle parole del presente!

Marino Bartoletti

La Lettera 32 di Marino Bartoletti (per gentile concessione)

Bar Toletti e Bar Toletti 2, ovvero: Quello che non vi ho detto

Parole in libertà e riflessioni del più grande giornalista (non solo) sportivo italiano

Due volumi che si leggono in sol fiato. Un percorso, quello dei due Bar Toletti, che avvolge e affascina per l’epicità delle gesta sportive (e non solo). Due volumi, questi, editi da Minerva Edizioni, che raccolgono i pensieri del più grande giornalista sportivo italiano.

Bar Toletti

Marino Bartoletti ha riunito infatti le sue preziose riflessioni che ha pubblicato in due anni di social network, riflessioni che hanno costruito un “diario” di viaggio e della mente, ricco di incontri, aneddoti e ricordi straordinari. La dimostrazione perfetta di come Facebook abbia una potenzialità culturale e di condivisione che in molti sottovalutano. Già perché Marino da quello scranno virtuale che diventa grazie a lui reale, umano e quindi tutt’altro che digitale, ci racconta emozioni non soltanto sportive ma anche televisive e musicali. La sua passione, lo si percepisce pagina dopo pagina mentre si divorano parole, non è infatti soltanto legata alle gesta eroiche dello sport, ma anche per lo dello spettacolo, formando un perfetto cocktail dolce/amaro da consumare al “bancone” di questo “Bar” da cui non usciresti mai.

Tra i tanti ricordi dolci e struggenti due ne segnalo: quello rivolto a Agostino Di Bartolomei (con un retroscena sconosciuto) e quello a Fabrizio Frizzi.

Bar Toletti 2

Due libri dunque belli e preziosi; Marino è il nostro custode delle emozioni, testimone garbato e colto del nostro tempo, perché chi sa narrare, anche e soprattutto attraverso lo sport e lo spettacolo, può riuscire a raccontare un paese inafferrabile come il nostro. Per ricordarci come eravamo. E come dovremmo tornare ad essere.

Bar Toletti – Così ho sfidato Facebook & Bar Toletti 2 – Così ho digerito Facebook

(Edizioni Minerva)

Mauro Valentini