Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Giulio Regeni aveva ragione…

Giulio Regeni aveva ragione…

Il suo mistero è scritto dentro un quaderno scomparso?

É di questi giorni l’incontro bilaterale Italia-Egitto, da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «L’incontro Con il presidente Abdel Fattah Al Sisi, sebbene abbia “l’agenda sia molto serrata, troverà un modo di confrontarci (sul caso) e trasmetterò le premure del governo italiano e dell’Italia” sul caso Regeni» come ha specificato il Presidente Conte ai microfoni del cronista de Il Fatto Quotidiano

Giulio Regeni. il ricercatore italiano che, partito da Cambridge dove studiava è stato ritrovato ucciso a Il Cairo. Come è noto, Giulio fu rapito il 25 gennaio del 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di Piazza Tahir e il suo corpo rinvenuto senza vita il 3 febbraio successivo, nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti, orrendamente torturato in un fosso lungo l’autostrada che porta a Il Cairo da Alessandria.

Quali possano essere i motivi di tanta ferocia da parte di possibili apparati oscuri e violenti del governo egiziano non è dato saperlo, tantomeno qualcuno ancora lo ha chiesto ai massimi livelli del paese…

Eppure la pista c’è già, aldilà del ruolo della professoressa Abdelrahman , tutor del ragazzo italiano a Cambridge, che forse, intercettata nelle sue conversazioni, ha generato  la scintilla di questo massacro. Quale ruolo ha avuto la tutor non è ancora chiaro, eppure piano piano,  la verità sull’omicidio di Giulio Regeni sta uscendo fuori.  Certamente grazie alla meravigliosa opera di giornalisti coraggiosi più che per merito delle autorità egiziane, mostratisi spesso in questi lunghi mesi reticenti nelle loro spiegazioni da riuscire ad irritare pure un politico pacato come l’allora ministro Gentiloni, e convinto il Presidente della Camera Roberto Fico a rompere le relazioni diplomatiche con il Parlamento egiziano.

Il Presidente della Camera Roberto Fico

La pista è da allora come adesso la stessa: l’opera di inchiesta e di raccolta dati che Giulio stava elaborando sull’oscura funzione del sindacato dei venditori ambulanti ostili al capo del governo insediato nel 2014.

«Faceva domande strane» dicono in tanti, ecco quello che ha condannato a morte Giulio. Lo ha detto anche e soprattutto, con grande vanto ora, che evidentemente ha concordato per bene quello che aveva da dire, tale Mohamed Abdallah, capo indiscusso (e non eletto) del sindacato dei venditori ambulanti de Il Cairo.

«Faceva domande sulla sicurezza nazionale» ecco la sua colpa. Ed ecco perché questo signore che si è palesato dopo 11 mesi dai fatti e che con orgoglio (proprio così, dice “con orgoglio”) ha dichiarato di aver segnalato e portato Giulio con una trappola nelle mani dei servizi segreti del suo paese. Faceva domande tutt’altro che strane Giulio, per la sua ricerca – inchiesta; faceva le sue domande sul brulicante che governa quel mondo del commercio su strada.

«Ogni buon egiziano lo avrebbe fatto»  ha dichiarato oltre tutto ad alcuni giornali italiani questo signore. Certamente si sarà sentito un buon egiziano, come quelli che hanno preso in consegna il ricercatore italiano, lo hanno torturato prima di ucciderlo come neanche nelle prigioni di via Tasso i nazisti avevano osato fare.

Torturato per sapere cosa? Questo è il vero mistero, questo gli inquirenti italiani vogliono scoprire da allora e senza successo i nostri inquirenti.

Giulio può esser solo una vittima tra le tante del “nuovo corso” del governo egiziano, tanti sono gli scomparsi e tante sono le torture che hanno subito i detenuti che hanno poi avuto la fortuna di raccontare, perché sopravvissuti con coraggio e in forma anonima. Coraggio che Giulio Regeni avrebbe avuto, ecco forse il motivo della sua morte.

E poi c’è l’elemento più inquietante, un elemento che manca: il quaderno di appunti di Giulio. Quello non si trova più. Svanito insieme alla sua giovane vita.

Il mistero dunque era dentro il quadernetto di Giulio?

Certo, una verità, almeno una, c’era scritta tra quegli appunti che hanno di fatto, ormai sembra certo segnato la sua condanna a morte. Possiamo dirlo con certezza perché almeno una parte degli appunti del ricercatore ci è arrivata sana e salva: Giulio annota di aver incontrato tre volte Abdallah, anche se lo stesso Abdallah asserisce di averlo incontrato in sei occasioni (meglio abbondare si sarà detto per avvalorare l’ipotesi) e tra quelle note Giulio lo definisce come “una miseria umana”. Ecco il pensiero di Giulio. Poche parole ma definitive, Lui lo aveva classificato semplicemente così.

E almeno su questo Giulio aveva ragione.

Mauro Valentini

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