Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Archivia Settembre 2020

Quell’11 Settembre visto con gli occhi di un bambino

Molto forte, incredibilmente vicino – Ovvero quando è il cinema a ricordarci che la storia siamo noi

Che solo dopo 11 anni il cinema americano si sia avvicinato alla tragedia dell’11 Settembre dal punto di vista emozionale più che della cronaca non era stata una sorpresa.

Ogni evento luttuoso dell’ultimo secolo, ha toccato il Cinema prima nella narrazione lucida e poi nell’analisi che tali accadimenti producono nell’anima delle persone coinvolte.

Tom Hanks e Thomas Horn

Come per la guerra in Vietman, dove si e’ assistito a questa elaborazione del dolore, si pensi al Taxi Driver di Scorsese e al Cacciatore di Cimino, personaggi resi deboli e piegati dall’esperienza della guerra, cosi è accaduto anche per quello che in America viene definito “ il giorno più brutto della Storia“.

A fare da “apripista” al progressivo genere post 11 Settembre è stato questo film dal titolo già difficile ancorché splendido: ” Molto forte, incredibilmente vicino“,che nell’anniversario del crollo delle Torri Gemelle ho voluto rivedere e rivivere. Il regista Britannico Stephen Daldry, già introspettivamente narratore in “The readersui drammi del nazismo, ha portato in scena l’evento delle Torri dentro gli occhi di un bambino, che li dentro quei mostri di acciaio vede cadere e polverizzare i suoi 11 anni insieme al suo Papà .

La vita di Oskar verrà travolta dal crollo delle Torri Gemelle, dove il padre perde la vita non prima di aver chiamato al telefono a casa e lasciato voce e dramma nella segreteria telefonica. Oltre quel nastro che il bambino continua ad ascoltare all’infinito, Oskar troverà una busta con un nome e una chiave, “Black”. La ricerca della serratura e del Signore o la Signora Black per tutta New York diventeranno per lui salvifico mezzo di assuefazione al dolore e di compensare il vuoto affettivo di quel padre così brillante e con il sorriso di Tom Hanks.

La storia che è tratta da un romanzo di Jonathan Safran Foer, nel racconto originale si concentra sul parallelismo di Oskar e del nonno muto, ammutolito dalle bombe su Dresda nel 1945, in un ideale doloroso passaggio di testimone, ma che nel film invece si sfiora appena, essendo tutto racchiuso nel gioco di specchi dei pensieri del ragazzo, che alla ricerca di “Black” scopre una città attonita ed ancora sotto shock, come Lui, e come Lui desiderosa di amore.

Gli attori sono una garanzia, oltre al grande Hanks, il bambino, Thomas Horn (doppiato purtroppo in maniera alquanto approssimativa nell’edizione italiana) ha occhi e gesti da grande interprete, e quando si hanno appunto Tom Hanks e Sandra Bullock a disposizione, il disegno della “ordinary family” americana e’ garantito.

Sandra Bullock, si carica di un ruolo difficilissimo, quello di una mamma silenziosa e rifiutata, colpevole agli occhi del ragazzo di esser la sopravvissuta. Lei è il centro nascosto del film, che emoziona e coinvolge, molto di più potremmo azzardare dell’ex naufrago Hanks, che sceglie sempre eroi positivi e senza macchia, come e’ questo Mister Schell, che anche nel momento del crollo della Torre Nord riesce ad aver parole d’amore.

Il migliore però è Max Von Sydon, fuoriclasse assoluto, un nonno ritrovato e muto ( nel vero senso della parola per giocare agli ossimori tanto cari al piccolo protagonista) anch’egli figlio come detto di un dramma di guerra, che riaccende la vita e la speranza di tutti, non solo della famiglia Schell, soltanto con il suo sguardo da mimo ed il suo blocchetto dove trascrive pensieri bellissimi..

La fotografia e’ straordinaria, colta e mai appoggiata all’effetto speciale; le torri sono li sullo sfondo, non ci si indugia e non si cercano come appeal, e quando si vedono in lontananza, lo spettatore non le vede quasi, perché “ci vede” soltanto il povero Thomas che parlando al telefono le umanizza quasi, facendole diventare pensieri e persone e non vetro e cemento.

Un film questo “molto forte”, dove padri e madri, nonni e figli si ritrovano sopravvissuti e vivi in una ricerca di speranza contro le ingiustizie della guerra e del mondo, che Daldry guida con sapienza da autentico campione.

Se non lo avete visto, non lo perdete.

MAURO VALENTINI

Processo Vannini – Cosa dirà Viola?

Il 9 settembre inizia il secondo processo d’Appello per la morte di Marco con un’unica teste chiamata a rispondere

Ricomincia il processo Vannini. L’assurda morte di Marco avrà quindi un ulteriore passaggio giudiziario, come ha deciso la Cassazione nella sua pronuncia del 7 febbraio 2020.

Unica teste ammessa Viola Giorgini, presente in quella casa quando tutto quello che non doveva accadere è accaduto e scagionata dai reati a lei ascritti sia in primo che in secondo grado.

Non sappiamo (e forse non si comprenderà neanche durante il processo) quale siano state le motivazioni degli avvocati della difesa dei Ciontoli che li hanno indotti a rimetter al centro della scena Viola, che era uscita indenne da tutto. Cosa possa averli spinti a farle ripercorrere tutto l’iter giudiziario seppur da teste. Magari ci sorprenderà, magari racconterà un’altra verità?

Nel libro che ho scritto insieme a Marina, dal titolo: Mio figlio Marco – La verità sul caso Vannini  (Armando Editore) riporto due frasi che Viola pronuncia durante l’intercettazione ambientale del 18 maggio in caserma a Civitavecchia. Sono passate poche ore dalla tragedia e lei, parlando con Federico e Martina dice: “… Se fosse rimasto vivo sarebbe rimastro handicappato”. E subito dopo, incalzata da Martina, dirà ancora: “Secondo me sarebbe rimasto con qualche ritardo. Quindi Marti, una cosa bruttissima te la immagini la sua vita con qualche ritardo? Si sarebbe ucciso lo stesso”. 

Come faceva Viola a ipotizzare già in quella sede, senza autopsia (che arriverà un mese dopo) tutti quei danni permanenti su Marco, quando lei pensava fosse soltanto un “COLPO D’ARIA” così come le aveva riferito Ciontoli padre?

Un colpo d’aria. E del resto Viola lo spiega anche alla sua amica al telefono pochi giorni dopo (pagina 111) : “Noi eravamo convinti che fosse un colpo d’aria, perchè sai, resta un’aria nella pistola e quando tu spari esce aria.”

Come è possibile che un colpo d’aria possa lasciare handicappato per sempre un ragazzo forte e sano come Marco? Forse qualcuno in questo processo chiederà a Viola come mai, pur avendo compreso la gravità di quelle condizioni, come lei stessa afferma non sapendo di esser intercettata, poi non si è attivata per i soccorsi? Come mai dichiara poi che quel malessere fosse solo una conseguenza della paura di Marco. Da curare con acqua e zucchero e con le gambe alzate.

Lo spiegherà? Ce lo auguriamo. Per la verità, Per Marina e Valerio.

E per Marco.

A cui va come sempre il mio pensiero più dolce.

Mauro Valentini