Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Padre Graziano – Attesa per il verdetto della Cassazione. Ma può aver fatto tutto da solo?

L’appuntamento per l’ultimo grado di giudizio per padre Graziano è fissato per il 20 febbraio 2019.

La Cassazione valuterà se le due sentenze di primo grado e d’appello sono congruenti e se per il destino di Guerrina Piscaglia si può chiudere qui. Il prete congolese è stato riconosciuto colpevole di omicidio e distruzione del cadavere in Corte d’Assise ad Arezzo e in Corte d’Appello d Firenze. 25 anni di reclusione, questa la condanna che dovrà passare al vaglio della Suprema Corte.  Per i giudici è stato lui. Il movente è chiaro per l’accusa e per le due Corti che hanno accolto il teorema accusatorio: la donna minacciava di rivelare particolari sui loro incontri ed era diventata ossessiva tanto da costituire una minaccia per la reputazione (e la gestione dei suoi movimenti molto particolari) del frate.

Epilogo quasi scontato, anche se il corpo della povera donna non è stato ancora trovato. Un fatto questo che aveva fatto ipotizzare una soluzione diversa, ma il quadro indiziario era così schiacciante da render quasi impossibile ogni ipotesi alternativa alla condanna.

La vicenda di Guerrina Piscaglia inizia il primo maggio del 2014, quando la donna allora 50enne scompare nel breve tragitto che intercorre tra la sua abitazione, dove vive con il figlio e il marito, e la canonica della chiesa di Ca’ Raffaello nel comune di Badia Tedalda (Arezzo). In quella canonica c’è Padre Graziano che l’aspetta, dato questo che si evince dall’ultimo messaggio scritto dalla donna al frate, inequivocabile nel testo esplicitamente riferito ad un appuntamento di natura sessuale.

Quello che inchioderà Gratien Alabì sarà proprio quel cellulare in uso a Guerrina, perché nei due mesi successivi partiranno vari messaggi a persone diverse, ricchi di frasi che avrebbero avuto il chiaro intento di far pensare ad una fuga d’amore della donna.

Ma quel cellulare si accenderà per due mesi sempre agganciando la cella dove è agganciato Padre Graziano e il primo messaggio che quel telefono invia, viene inviato ad un prete amico di Graziano ma che non era nella rubrica di Guerrina.

Per l’accusa questa è la pistola fumante, Graziano ha depistato le indagini e ha inviato per errore quel messaggio ad un suo amico invece che ad altra persona. Un depistaggio che in parte era anche riuscito, perché fino ad agosto dello stesso anno nessuno inspiegabilmente cerca la donna. I Carabinieri della locale stazione, secondo quello che afferma Mirko, il marito della donna, si sarebbero limitati ad un controllo di routine avvalorando di fatto la tesi dell’allontanamento volontario.

Ad agosto, però la svolta. L’avvocata Faggiotto, che cura in quel momento gli interessi della famiglia della scomparsa, scrive una lettera dettagliata a “Chi l’ha visto?”. L’inviato della trasmissione Giuseppe Pizzo arriva sul posto e non ci mette molto a comprendere, con poche verifiche e tante domande, che il racconto del frate presenta troppe incongruenze, accendendo definitivamente i riflettori su una vicenda che altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio.

Incongruenze che ci sono però anche nel racconto del marito della vittima, che fino alla lettera dell’avvocata alla Redazione di Rai Tre, ha continuato ad avere con padre Graziano un rapporto molto stretto di amicizia e di frequentazione, una frequentazione che in effetti era fitta, molto fitta ad ascoltare i suoi racconti spesso al limite del surreale, anche prima della scomparsa della donna, nonostante Guerrina non sembrava far mistero della sua passione per quest’uomo di chiesa.

Ma è soprattutto nella spiegazione riguardo alle ore successive alla scomparsa fatta da Graziano che qualcosa da subito non torna. Guerrina scompare nel nulla appena dopo le 13:30, mentre suo marito Mirko sta lavando l’auto del frate nel cortile della loro casa. Quella macchina che Mirko l’aveva presa poche ore prima dalla canonica. Un’ora dopo l’ultimo saluto alla moglie, Mirko racconta di esser di nuovo in chiesa per prendere Padre Graziano in quanto lo deve accompagnare a celebrare una messa in un paese non molto lontano.

Sembra una partenza in perfetto orario ma all’appuntamento in chiesa i due arrivano con diversi minuti di ritardo. Successivamente lo stesso marito dichiarerà che il ritardo di quel pomeriggio era dovuto al fatto che erano tornati indietro per prendere un libro necessario al frate congolese per celebrare la funzione, ma certo è che se si da per vera la ricostruzione dell’accusa premiata in pieno dai giudici di primo e di secondo grado) Guerrina a quell’ora è stata già uccisa proprio in quella canonica e questo ritardo e questo tergiversare di Graziano con il marito della donna la attorno è quantomeno singolare.

E poi c’è quel racconto sempre fatto da padre Graziano, dell’incontro con il fantomatico zio Francesco, sempre il giorno della scomparsa. Un racconto che fa acqua da tutte le parti, quello dell’imputato, che racconta (ma soltanto quando gli inquirenti lo hanno ormai messo nel mirino delle indagini) di una Guerrina che è in auto con quest’uomo che nessuno conosce e nessuno ha mai visto prima e dopo quel giorno, chiedendo soldi e aiuto perché voleva scappare e non tornare più a casa.

Ma a casa Guerrina ha un figlio disabile che lo aspetta. Un figlio che l’ha aspettata per due anni e mezzo, un ragazzo da cui Guerrina non si sarebbe mai staccata così senza un cenno.

Guerrina è stata uccisa quindi da padre Graziano, ma è davvero difficile non pensare ad una correità di qualcuno lì in canonica tra i frequentatori e gli amici di Graziano, almeno nell’occultamento del cadavere della donna.

questa triste vicenda non può avere solo un colpevole.

Il marito di Guerrina Mirko Alessandrini si è costituito parte civile. Come l’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Dopo la sentenza definitiva, in caso di conferma della condanna, si spera che Graziano, dica almeno dov’è il corpo. E magari chi lo ha aiutato.

Mauro Valentini