Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

Archivia Maggio 2020

Pastorale Americana

Una riflessione da genitore

Un libro che sembra perfetto, nella porosità degli eventi narrati e nel suo rituale narrativo ruvido ed efficace. Philip Roth ha il dono, quello che ogni scrittore cerca e coltiva e per alcuni, come Roth appunto, arriva per magia da chissà quale parte della natura.

Philip Roth

Il suo è la storia del sogno tradito a stelle e strisce, delle lotte interne politiche e terroristiche che molti pensano siano vissute nella stagione soltanto europea della Baader Meinhof o delle Brigate Rosse e che invece fu anche un fenomeno americano. Una rivolta anti razzista e anti Vietnam, ma non solo. Certamente questo è il cuore del libro, il crogiolo della famiglia statunitense che si inceppa, si distrugge in mille pezzi proprio a fronte del conflitto generazionale e politico tra chi è uscito dalla guerra da vincitore e i loro figli che mettono in discussione tutto il modello. E lo stile.

Ed ecco appunto il… punto da cui ripartire per rileggere quel libro. Il confronto e lo scontro genitori-figli. Uno scontro sempre acuto e politicamente quasi necessario, ove per politica si possa intendere in senso più ampio stili di vita, costumi e libertà individuali.

Ma quello che più mi ha lasciato il segno nella rilettura coltivata come occasione dopo la visione del film omonimo diretto da Ewan McGregor, è stato proprio questo: Il dramma di un padre che cerca disperatamente di salvare sua figlia dal gorgo senza fine della clandestinità. E non per mera convinzione politica, ma per amore. Per amore incondizionato. Per amore assoluto.

Una condanna a cui la mamma Dawn non si consegna ma che invece investe fino alla distruzione della sua essenza “Lo Svedese”, il padre, il ricco borghese invidiato e amato da tutti, che porterà addosso quella croce fino alle estreme conseguenze.

È giusto? È naturale? Non ho una risposta per me, figuriamoci per gli altri, ma mi resta l’amaro e il dolce di quelle pagine e di quelle scene così ben recitate dallo stesso McGregor, da Jennifer Connelly e da Dakota Fanning nel film che ritengo sia fedelissimo alle pagine di Roth, non tanto nella tensione del romanzo in sé, quanto proprio nel raccontare un padre, una madre e una figlia colti nell’avventura di vivere come in un’istantanea lunga una vita.

Mauro Valentini

 

 

«Cercherò sempre mia sorella Mirella»

37 anni di assenza. Maria Antonietta Gregori vuole la verità

Era il 7 maggio del 1983. Una citofonata. E Mirella scende di casa per sparire. Sono passati 37 anni e le domande sono sempre quelle. Quelle domande a cui nessuno per pochezza investigativa, per supponenza e presunzione  ha mai risposto. E che ancora risuonano nel vuoto di quel portone da cui Mirella esce quel pomeriggio per non tornare più.

Il primo articolo che parla della scomparsa di Mirella

Perché non si è cercata subito Mirella?
Perché si è creduto in maniera cieca e colpevole a una scomparsa volontaria?
Perché non si è provveduto immediatamente ad attivare tutte le energie investigative, ascoltando il grido di allarme di Vittoria, la mamma di Mirella Gregori che dopo due ore aveva già chiaro i contorni del dramma?

Perché, prima che tutto deviasse verso l’intrigo internazionale e tutto diventasse “l’Affaire Orlandi” non si è torchiato e analizzato minuto per minuto gli alibi e le dichiarazioni di quell’Alessandro che Mirella dice esser al citofono in quei momenti che precedono la scomparsa e dei pochi amici che Mirella aveva?
Gli alibi di quella misera manciata di nomi che potevano carpire la fiducia di Mirella e gettarla in una trappola?

Dopo 37 anni siamo ancora qui a cercarla, Antonietta non lascia mai nulla di intentato nel percorso che porterà alla verità. Vuole la verità. Vogliamo tutti che chi ha commesso questo orrore paghi una volta per tutte. E vogliamo che chi è a conoscenza del tragico destino di Mirella parli. Finalmente.

Abbiamo girato insieme l’Italia io e Maria Antonietta, portando la sua testimonianza e il mio libro a un pubblico sempre più grande. Sempre attento e partecipe: «Lo devo a mia sorella. E ai miei genitori che finché hanno avuto forza l’hanno cercata come il primo giorno. Come quel 7 maggio 1983. E non mi fermerò mai.»

Maria Antonietta Gregori

Ci sono tra i fascicoli archiviati in Procura molte pagine mai analizzate dagli inquirenti. In quelle pagine, siamo convinti, c’è il tassello mancante che potrebbe portare alla verità.

«Vorrei tanto sapere cosa le è successo. Dio mio non sai quanto! Perché chi sa non parla adesso? Perché non si libera la coscienza?» Questo diceva Maria Antonietta un anno fa. Questo ripete ancora oggi.

La verità. Nient’altro che la verità. Lo dobbiamo a Mirella e lo dobbiamo anche ai tanti volti senza nome che mancano da anni alle loro famiglie.

Mauro Valentini – Per Maria Antonietta Gregori

Per approfondire il libro:
Mirella Gregori. Cronaca di una scomparsa

La copertina del libro Mirella Gregori – Cronaca di una scomparsa

 

Emanuela Orlandi – Il Vaticano non ha mai smesso di archiviare

«Una giornata di vergogna, una delle tante.» Il commento dell’avv. Laura Sgrò

Ci risiamo! Il procedimento relativo alla presunta sepoltura della povera Emanuela in Vaticano, presso il cimitero Teutonico, è stato archiviato. Il Giudice Unico dello Stato ha accolto la richiesta dell’Ufficio del Promotore di Giustizia. Lo rende noto un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede riportato da AGI e poi rimbalzato su tutti i quotidiani.

Un procedimento aperto nell’estate scorsa, dopo la denuncia dei familiari di Emanuela, a seguito della quale il Promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, e il suo aggiunto, Alessandro Diddi, avevano autorizzato l’accesso a due tombe ubicate all’interno del Cimitero Teutonico.

Sembrava una apertura, una prima apertura da parte degli organi di Giustizia della Santa Sede che dopo 36 anni di silenzio si erano forse accorti che Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, era scomparsa per mano di qualcuno. Sembrava… Ma non era così nemmeno stavolta.”I frammenti rinvenuti sono databili ad epoca anteriore alla scomparsa della povera Emanuela: i più recenti risalgono ad almeno cento anni fa”. Una valutazione sbalorditiva, fatta non in laboratorio ma solo per esperienza e che porta immediatamente all’archiviazione, chiudendo alla velocità della luce il loro primo fascicolo aperto sul caso. O almeno l’unico ufficiale perchè appare improbabile che nessuno abbia mai fatto indagini in segreto sulla vicenda, che ha coinvolto a più riprese il Papa e i suoi collaboratori più stretti) e per la quale l’autorità vaticana, spiega la nota con malcelato paradosso: ha offerto, sin dall’inizio, la più ampia collaborazione. E proprio in questo spirito” continua la nota: il provvedimento di archiviazione lascia alla famiglia Orlandi di procedere, privatamente, ad eventuali ulteriori accertamenti su alcuni frammenti già repertati e custoditi, in contenitori sigillati, presso la Gendarmeria”.

Rileggo la nota con Laura Sgrò, la legale che per conto della famiglia Orlandi segue da anni ormai la vicenda e il suo commento è durissimo:

 

Laura Sgrò con Pietro Orlandi (Farodiroma.it)

«Francamente siamo sbalorditi. Si ricorda che il riscontro “analitico” da parte del consulente della Santa Sede è avvenuto solo visivamente, senza applicare alcuna strumentazione, nemmeno in un minimo campione dei resti ossei indicati dalla Parte Offesa. Le indicazioni suggerite dai consulenti della Fam.Orlandi, dottor Giorgio Portera e Laura Donato, non hanno avuto alcun seguito, pur avendo gli stessi indicato protocolli e pubblicazioni riconosciuti a livello internazionale, dove viene indicato il metodo del radio carbonio come unico riscontro certo.»
C’è poi quella “concessione” di valutare privatamente i resti che lascia sgomenti, rimandando quindi all’azione privata della famiglia, lasciandola quindi sola ancora una volta: «Proprio così. Perchè concedere la possibilità di eseguire analisi forensi a spese degli Orlandi non è assolutamente condivisibile ed attuabile. Si tratta di approfondimenti costosi e probabilmente non siamo in presenza di costi sostenibili dalla famiglia stessa. Archiviare un’indagine forense del genere dopo aver visto solamente le ossa è evidentemente non condivisibile.

Peraltro tutto avviene, dopo dieci mesi dalle nostre richieste, in piena emergenza Covid.»
Un’amarezza che non può che esser condivisa da chi in questi anni si è battuto per la verità su quello che è stato in destino tremendo di una ragazzina di soli 15 anni, strappata agli affetti senza che nessuna delle autorità vaticane abbia mai davvero mostrato interesse: «Scrivono “piena collaborazione” da parte della Santa Sede, ma non mi sento di condividere tale affermazione.
È stata scritta una giornata di vergogna, una delle tante. Purtroppo la Giustizia è altra cosa.»

Mauro Valentini

(Grazie all’Avv. Laura Sgrò)

Verità per Emanuela