Mauro Valentini

Scrittore & Giornalista

In ricordo di Niki Lauda – Il mio racconto di RUSH

In ricordo di Niki Lauda – Il mio racconto di RUSH

Ron Howard racconta il mito della Formula 1

Ero presente alla presentazione in prima mondiale di RUSH. 

E Ron Howard così sintetizzò in conferenza stampa la sua visione dell’eroe; sia esso un astronauta, un famoso matematico o un grande pilota di Formula 1, quello che più nel suo cinema risulta vincente è questo legame che il pubblico scopre con i personaggi, le loro debolezze e la loro “normalità” al servizio dell’eccesso e del successo.

Nei miei film racconto uomini che si trovano in situazioni particolari da esser considerati degli eroi. E attraverso le loro vite che gli spettatori scoprono i loro lati umani e si riconoscono con essi

Locandina del film

Rush” è proprio questo, il racconto di quei sei anni di vita di due straordinari piloti come James Hunt e Niki Lauda che si contesero nelle loro monoposto un primato che era molto di più di un campionato del mondo, appassionando tra commedia e tragedia non solo gli appassionati di motori ma il mondo intero.

Così diversi questi due campioni, l’Inglese Hunt, bello ed eccessivo, a contendersi la pole position a Lauda, austriaco glaciale e pragmatico, in quel fatidico campionato del 1976, da dove il film parte e arriva.

Una storia in cui i due protagonisti si sfiorano con le loro ruote a trecento all’ora, rivali anche fuori dalla pista, in un gioco di contrapposizioni che subito appassiona e rapisce.

Il contrasto tra l’eroe inglese che vive come una rockstar e l’austriaco cosi sicuro di se da pretendere di dettar legge (e di vincere) nell’officina della scuderia più famosa al mondo sono il “motore” narrativo di Howard, che confeziona un film bellissimo rimanendo in perfetto equilibrio tra racconto sportivo e avvincenti storie di amori e passioni.

Tutto è curato in maniera straordinaria dal regista, coadiuvato da uno sceneggiatore come Peter Morgan, un artista quando si tratta di narrare la cronaca esaltandone l’enfasi, come fu per il meraviglioso “The Queen” per esempio; Morgan ha curato ogni dettaglio insieme a Howard, hanno ascoltato tutto quello che Niki Lauda poteva ricordare di quell’incredibile periodo, arricchendo la sceneggiatura di aneddoti e notizie su James Hunt che nel frattempo è morto di eccessi come amava vivere.

Niki Lauda e James Hunt in una foto del 1979

E poi un tecnicismo cinematografico straordinario, con una fotografia e un colore che richiamano i film dell’epoca, la cinepresa montata sui caschi dei piloti per portare lo spettatore “dentro” la monoposto, una ricostruzione da collezionisti di quei bolidi folli e pericolosissimi e di tutto il contorno che costituiva “la scenografia” degli autodromi,dalle auto alle pubblicità dell’epoca finanche agli ombrellini delle hostess che proteggevano i piloti.

Raccontare di più della trama seppur già scritta nella storia dello sport sarebbe svelare a chi non lo conosce un epilogo emozionante di questo film che corre su un “circuito” fatto di curve e di passioni, di vittorie sotto la bandiera a scacchi e di sconfitte nella vita.

Curato dunque ogni dettaglio scenico e storico, quello che Ron Howard riesce a trasporre però è la contraddizione dell’uomo e dell’eroe che si cela in esso, le rinunce e le sconfitte in cui la vita ti fa inciampare mentre stai puntando il successo, ed è in questo continuo rincorrersi e disprezzarsi che i due protagonisti si ritroveranno imparando a sorridere degli eccessi dell’altro.

Il cast è magnifico, Chris Hemsworth è un Hunt perfetto, bello ribelle e inaccessibile nei pensieri più profondi, una prova che lo sdoganerà speriamo per lui da un certo cinema alla Marvel, mentre Daniel Bruhl ha dovuto trasfigurarsi nel vero senso della parola in Lauda, con un trucco incredibilmente realista e spietato ( chi ha potuto conoscere il vero Lauda rimarrà stupito) pur ritagliandosi una grande prova d’attore, che emerge dentro quella “copia perfetta” del volto del famoso pilota.

Bene Alexandra Maria Lara nel ruolo della “Frau Lauda”, altera e dignitosamente forte anche davanti a momenti difficili, molto bene il nostro Pier Francesco Favino, nella parte di un Clay Regazzoni sornione e intenso, che in una pausa della conferenza stampa ci dice che“ Quando sei diretto da uomo come Ron Howard beh, ogni cosa, anche quella che ti appare come difficile di colpo diventa facile, naturale

La colonna sonora di Hans Zimmer è superba, tra incalzanti melodie che quasi “rombano” insieme alla storia intervallata da una playling list da far sobbalzare di gioia anche il più sofisticato degli amanti del rock anni 70.

Un grande film dunque, una lezione di stile, di scrittura e ripresa, un capolavoro che si consegna alla storia del Cinema di sempre.

TRAILER UFFICIALE

Mauro Valentini

Bar Toletti e Bar Toletti 2, ovvero: Quello che non vi ho detto

Parole in libertà e riflessioni del più grande giornalista (non solo) sportivo italiano

Due volumi che si leggono in sol fiato. Un percorso, quello dei due Bar Toletti, che avvolge e affascina per l’epicità delle gesta sportive (e non solo). Due volumi, questi, editi da Minerva Edizioni, che raccolgono i pensieri del più grande giornalista sportivo italiano.

Bar Toletti

Marino Bartoletti ha riunito infatti le sue preziose riflessioni che ha pubblicato in due anni di social network, riflessioni che hanno costruito un “diario” di viaggio e della mente, ricco di incontri, aneddoti e ricordi straordinari. La dimostrazione perfetta di come Facebook abbia una potenzialità culturale e di condivisione che in molti sottovalutano. Già perché Marino da quello scranno virtuale che diventa grazie a lui reale, umano e quindi tutt’altro che digitale, ci racconta emozioni non soltanto sportive ma anche televisive e musicali. La sua passione, lo si percepisce pagina dopo pagina mentre si divorano parole, non è infatti soltanto legata alle gesta eroiche dello sport, ma anche per lo dello spettacolo, formando un perfetto cocktail dolce/amaro da consumare al “bancone” di questo “Bar” da cui non usciresti mai.

Tra i tanti ricordi dolci e struggenti due ne segnalo: quello rivolto a Agostino Di Bartolomei (con un retroscena sconosciuto) e quello a Fabrizio Frizzi.

Bar Toletti 2

Due libri dunque belli e preziosi; Marino è il nostro custode delle emozioni, testimone garbato e colto del nostro tempo, perché chi sa narrare, anche e soprattutto attraverso lo sport e lo spettacolo, può riuscire a raccontare un paese inafferrabile come il nostro. Per ricordarci come eravamo. E come dovremmo tornare ad essere.

Bar Toletti – Così ho sfidato Facebook & Bar Toletti 2 – Così ho digerito Facebook

(Edizioni Minerva)

Mauro Valentini

«Fare Rete!» A colloquio con Giuliana Perrotta nuovo Commissario per le persone scomparse

Giovedì 9 maggio, si è svolto un incontro tra una delegazione di Penelope Lazio Onlus e la Prefetto Giuliana Perrotta, da poche settimane nominata Commissario straordinario per le persone scomparse. L’occasione ci ha permesso di poter ascoltare dalla sua viva voce quali siano le sue prime idee riguardo all’azione da svolgere nel suo mandato. «Per prima cosa ho convocato per il giorno 21 maggio tutte le associazioni, tra cui la vostra, che si occupano a vario titolo del terribile fenomeno degli scomparsi, per conoscerci meglio e perché credo che ci sia bisogno subito di una sorta di”Consulta” che interagisca con il Commissario e che sia di coordinamento. Ritengo infatti che sia necessario “fare Rete”. Solo così potremmo collaborare fattivamente per aiutare chi si trova in queste situazioni di difficoltà.»

L’idea della Prefetto Perrotta è anche quella di coinvolgere gli studenti delle scuole italiane, un modo anche per far conoscere questo Istituto del Governo che, parole della Prefetto: «spesso molti cittadini ancora non conoscono.»

«Tanto di cappello al legislatore per aver istituito questa figura in Italia» ha detto con riferimento alla legge 203 del 2012: «Ora però dobbiamo lavorare per esser conseguenziali ed efficaci. Molto è stato fatto ma manca ancora qualcosa. Lavoreremo per questo e conto soprattutto sulla vostra vicinanza e collaborazione.»

Perrotta ha voluto ribadire con chiarezza quanto sia motivata e impaziente di operare per il bene delle famiglie degli scomparsi: «Voglio incidere e dare un senso alla mia presenza. Uniamo le forze.»

Per informazioni sulle attività del Commissario e per consultare leggi e elenco cadaveri non identificati:

Sito istituzionale Commissario Persone Scomparse

Mauro Valentini

Ugo Tognazzi – Storie e segreti di un grande attore

Omaggio intimo e pittorico al grande attore della commedia di costume italiana

Ricevo e pubblico volentieri:

Scopriamo chi era Ugo Tognazzi! Un libro che è un omaggio (con tavole pittoriche e i testi di Mario Sesti) che raccontano – attraverso una selezione della sterminata filmografia – l’arte e l’impegno di un attore.
«I suoi personaggi raccontano l’affanno continuo del travestimento, dell’elasticità dell’io che cerca sempre l’accettazione e approvazione degli altri e della società, ma il suo sguardo ci comunica sempre la profonda sfiducia, la vanità malinconica, lo scetticismo disperato nei confronti di una esistenza che si fondi sulla nostra capacità di adeguare noi stessi al mondo grazie alla nostra apparenza.»

Un percorso illustrato e poetico che partendo da Il Federale del 1961, arriverà fino a Primo amore del 1978, passando per capolavori come I Mostri e la Grande Abbuffata.

Il Volume è stato pubblicato in occasione della retrospettiva “Ugo Tognazzi”, organizzata da Luce Cinecittà nel Dicembre 2018.
Presentazione a cura del Museum of Modern Art di New York e Luce Cinecittà di Roma, con l’organizzazione di Josh Siegel, curatore del Department of Film MoMA, e di Camilla Cormanni e Paola Ruggiero, Luce Cinecittà.

Il libro:

UGO TOGNAZZI – Storia, stile e segreti di un grande attore

Testi di Mario Sesti – Illustrazioni di Luisa Mazzone in italiano/inglese (traduzione di Adrian Bedford)

(Edizionisabinae – Luce Cinecittà)

Gli autori:

Mario Sesti
Una delle firme più autorevoli della critica cinematografica in Italia, collaboratore de La Repubblica, autore di un programma tv di cinema, Splendor, Mario Sesti è critico, giornalista e storico cinematografico, oltre che autore di film documentari, proiettati al Festival di Cannes, al Festival di Locarno, alla Mostra del Cinema di Venezia, al MoMA e al Guggenheim di New York.

Luisa Mazzone
Diplomata in Scenografia, Arredamento e Costume, allieva di Piero Tosi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, Luisa Mazzone è scenografa, illustratrice e docente di disegno, specializzata nella realizzazione di scenografie e illustrazioni digitali. Ha lavorato su Mila: un corto d’animazione  internazionale come Visual Development Artist. Assistente scenografa nel film Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek, illustratrice per il libro Un attimo di vita (Mondadori Electa), espone nel  2015, per la 72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica organizzata dalla Biennale di Venezia con una mostra dal titolo “10 Tavole per Pasolini”. Le illustrazioni sono raccolte nel libro Pasolini: il cinema in 20 tavole scritto da Mario Sesti. Ha illustrato un libro su Ugo Tognazzi: storia, stile e segreti di un grande attore con testi di Mario Sesti edito da Edizioni Sabinae. Il volume è stato pubblicato in occasione della retrospettiva “Ugo Tognazzi”, organizzata da Luce Cinecittà, nel dicembre 2018, con presentazione a cura del Museum of Modern Art di New York. Il libro è stato apprezzato dalla stampa locale e americana.

Mirella Gregori. Vogliamo la verità

36 anni di attese, indagini mai iniziate e truffatori della peggior specie

«Vorrei tanto sapere cosa le è successo. Dio mio non sai quanto! Perché chi sa non parla adesso? Perché non si libera la coscienza?»

Quando ho iniziato il percorso del ricordo insieme ad Antonietta, la sorella di Mirella, quasi un anno fa, questa è stata la frase che mi ha colpito di più, la prima di un diluvio di ricordi e di notizie, di atti   d’indagine (pochi) e di mancanze investigative (troppe).

Tutto quello che ci siamo detti e tutto quello che abbiamo scoperto lo abbiamo trasformato in un libro, in una cronaca piena di dolore, è vero, ma anche di tanto amore per Mirella, per Paolo e per Vittoria, per quella famiglia che era e che da quel 7 maggio non è più stata.

 

Mirella pochi giorni prima di scomparire

Perché non si è cercata subito Mirella? Perché si è creduto in maniera cieca e colpevole a una scomparsa volontaria? Perché non si è provveduto immediatamente ad attivare tutte le energie investigative, ascoltando il grido di allarme di mamma Vittoria, che dopo due ore aveva già chiaro i contorni del dramma?

Perché, prima che tutto deviasse verso l’intrigo internazionale e tutto diventasse l’Affaire Orlandi non si è torchiato e analizzato minuto per minuto gli alibi e le dichiarazioni dei pochi amici che Mirella aveva, dei pochissimi che potevano permettersi di chiamarla sotto casa e farla scendere? Di quella manciata di nomi che enunciati al citofono potevano indurla a cadere nella trappola?

Dopo 36 anni siamo ancora qui a cercarla, Antonietta non lascerà mai nulla di intentato nel percorso che porterà alla verità. Ed io con lei. Vogliamo la verità. Chi ha commesso questo orrore deve sapere che prima o poi arriveremo da lui. E che un atto di coscienza, un atto di clemenza verso chi ha amato Mirella, seppur tardivo, sarebbe doveroso. Ora!

Antonietta Gregori

Questo libro, questo articolo è dedicato ad Antonietta, perché è lei che con orgoglio ha portato e porta ancora addosso lo sguardo di Mirella, una ragazza come tante, con mille sogni interrotti un pomeriggio di maggio del 1983 per mano di chi ha commesso non un reato ma un sacrilegio. Che non può rimanere impunito.

Cara Mirella, questa è una promessa: Antonietta e con lei noi di Penelope, non ci fermeremo mai.

Come scrive nella postfazione del libro il nostro Presidente Antonio Maria La Scala:

«Questi fascicoli vanno riaperti, e vanno riaperti i sarcofaghi prima che sia troppo tardi. Perché non si possono lasciare nell’oblio migliaia di famiglie. Chi dimentica cancella, e noi non dimentichiamo!»

Mauro Valentini – Per Maria Antonietta Gregori

Per approfondire il libro: Mirella Gregori – Cronaca di una scomparsa (Sovera)

Stanlio & Ollio 

L’amicizia è per sempre

Portare al cinema una coppia mitica del cinema è cosa ardua. I Bio-Pic come vengono chiamati i film biografici sono sempre un rischio, specialmente per chi interpreta personaggi che sono nel cuore e nella mente del pubblico che li ha amati.

Locandina del film originale

E proprio l’amore che Stan Laurel & Oliver Hardy avevano per il loro lavoro è il punto focale di questo film diretto da Jon S.Baird, in una narrazione che parte con un flash back del 1937, all’apice del successo, per poi saltare e svilupparsi a quella che fu la loro ultima tournee teatrale nel Regno Unito vent’anni dopo.

Quelle scene comiche dei film riprodotte a teatro per un pubblico spesso distratto dalla mopdernità post bellica spiazzano e disorientano i due artisti che, proprio in questo percorso da Newcastle fino a Dublino passando per Londra, faranno i conti con il loro passato e la loro grande, meravigliosa amicizia.

In questo film da non perdere i due attori: Steve Coogan nel ruolo di Stan, e John C. Reilly in quello di Ollie, sono semplicemente perfetti.

Laurel & Hardy

I doppi di un duo che è nell’Olimpo del cinema di tutti i tempi.

Stan Laurel sopravvisse al suo tenero amico Hardy otto anni (Ollie morì nel 1957, Stan nel 1965). E Stan per tutti gli ultimi otto anni continuò a scrivere scenette e battute per Oliver, rimanendo, loro che erano degli amanti delle donne, una coppia oltre la professione, una storia di amicizia e di vita tra due persone così diverse in tutto, ma capaci di sorprendere e far ridere con eleganza.

IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM

Trailer Stanlio & Ollio

Mauro Valentini

 

 

 

Donazione Sangue a Pomezia sabato 4 maggio

Insieme ai Vigili del Fuoco e alla croce Rossa di Pomezia

Ricevo e pubblico volentieri:

Quando li vediamo passare a bordo dei loro mezzi, il suono delle loro sirene ci trasmette fiducia perché corrono verso il pericolo per portare aiuto.

Ogni volta che c’è un emergenza, che sia un terremoto, un incendio, un ascensore bloccato ecc.ecc. rimaniamo sempre esterrefatti dal loro coraggio e dalla loro professionalità.

I Vigili del Fuoco di Pomezia, insieme alla Croce Rossa Italiana Comitato Locale di Pomezia, hanno organizzato una Raccolta Sangue dedicata ai Vigili ed aperta a tutta la cittadinanza per sabato 4 maggio dalle ore 08,00 alle 11,30, all’interno della Caserma dei Vigili del Fuoco a Pomezia, via Cincinnato nr.2.

Oltre a poter ammirare da vicino i mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco, di cui i bambini da sempre sono innamorati, possono partecipare al percorso ” Il Buon Cittadino” a cura dei ragazzi della CRI.

Iniziativa da non perdere per la solidarietà e l’alto valore filantropico.

Marco Vannini e quel “colpo d’aria” che ha indignato l’Italia

Un Giorno in Pretura racconta il processo contro la famiglia Ciontoli

Atteso e molto criticato già nella presentazione, è iniziato il nuovo percorso della trasmissione di servizio di Rai Tre che analizza i casi di cronaca nera del paese attraverso la cronaca dentro le aule dei tribunali.

31 anni di trasmissioni, e tanti, tantissimi elogi per la conduttrice e autrice Roberta Petrelluzzi, sempre attenta a rimanere in equilibrio tra narrazione e obiettività.

Foto Rai Tre

Io personalmente ricordavo finora (perché me ne occupai anni fa per il mio libro Cianuro a San Lorenzo)  soltanto una concessione da parte della conduttrice a tale rigore quando, commentando la sentenza che assolveva Daniela Stuto dall’accusa di esser stata l’assassina di Francesca Moretti, si lasciò sfuggire un augurio sincero alla ragazza assolta e una vicinanza che sorprese tutti. Altrimenti, sempre equilibrio narrativo, lasciando sempre parlare l’Aula di Tribunale, le vittime, gli accusati, i Giudici. Del resto è questa la missione de “Un Giorno in Pretura“.

Eppure… Questa stagione numero 30 è iniziata con un taglio che a molti è apparso di rottura con il passato. Sigla nuova, studio nuovo e con una sensazione di grandezza immotivata per una sola persona seduta alla scrivania, e poi soprattutto la prima serata della domenica su Rai Tre, con un numero medio di ascolti di circa un milione e mezzo contro i 600mila circa del dopo mezzanotte (fonti dati auditel).

Rottura soprattutto, ed è questo che ha spiazzato e indignato i fedelissimi telespettatori, anche nel coinvolgimento verso gli attori della storia che è stata raccontata nella prima puntata: il Caso Vannini.

Innanzitutto iniziando dal titolo: Il caso Ciontoli. Strana scelta, forse corretta in punta di logica giuridica, ma certo scelta di “rottura” nei confronti della stampa nazionale e dei programmi televisivi che hanno preso coscienza dell’enorme ingiustizia perpetrata alla famiglia di Marco. Una scelta direi non compresa dall’opinione pubblica che infatti si è scatenata sui social e ai centralini della Rai.

Io vi propongo due elementi tratti da Facebook, uno della Petrelluzzi in persona che il 26 aprile così scriveva con una sorta di lettera aperta a Martina Ciontoli e poi la risposta sulla pagina a Marco dedicata da parte del cugino di Marco, Alessandro.

Li pubblico lasciando stavolta a Voi il commento. Che potete scrivere qui sotto.

 

Mauro Valentini

 

Italia addio, non tornerò

Siamo un popolo di emigranti. Nostro malgrado

Sarà trasmesso in prima TV il primo maggio da FOCUS (canale 35 d.t.) il canale tematico di Mediaset, il docufilm “Italia addio, non tornerò”. Un film realizzato dalla Fondazione Paolo Cresci per la Storia dell’Emigrazione italiana (da un’idea di Marinella Mazzanti) e a cura della reporter Barbara Pavarotti.

Un viaggio, quello di Barbara, che attraversa i luoghi più “abitati” dai nostri giovani e meno giovani al lavoro per il mondo e che analizza con eleganza e dettaglio i motivi che spingono gli italiani a cercar lavoro e soprattutto dignità in altri paesi e continenti.

Uno spaccato impietoso e allo stesso tempo delicato di tanti percorsi, diversi tra loro ma legati da un unico filo comune, anzi, un’unica costatazione: “in Italia non vince il migliore”. Deduzione che emerge dalle interviste raccolte e montate con grande qualità, siano esse a Londra, a Monaco, ma anche la Spagna, negli Usa, a New York e Los Angeles, o nell’Europa dell’Est, fino a Melbourne.

Il documentario potrete vederlo come detto in prima tv il Primo maggio alle 23: 15 su FOCUS e poi con le repliche: Venerdì 3 maggio: h. 15.15 – Domenica 12 maggio: h. 17:00 e Lunedì 13 maggio: h. 9.45

TRAILER UFFICIALE

https://www.youtube.com/watch?v=6IR03bSZhtM

Ho raccolto le impressione dell’autrice, ascoltandola nel percorso che l’ha portata alla realizzazione del film. E dalle parole di Barbara Pavarotti emerge tutta la passione e anche l’importanza di un mezzo, quello del docufilm, che in altri paesi è molto considerato (se si pensa ai lavori di Michael Moore pluripremiati nei Festival cinematografici) ma che in Italia è ancora prodotto di nicchia.

Barbara Pavarotti

Barbara ci spiega che: «Occuparsi degli italiani all’estero apre un mondo. C’è un’Italia fuori dall’Italia,  sono 65 milioni gli oriundi italiani sparsi in tutti i continenti, e a questi si aggiungono ogni anno circa 300.000 giovani e adulti che partono in cerca di migliori opportunità di vita o per realizzare i propri desideri.

Entrare in contatto con questo mondo porta, a noi che viviamo in un paese invecchiato, pessimista, lamentoso, una ventata di entusiasmo perché gli italiani all’estero si rimboccano le maniche, danno il meglio di sé, lavorano tanto ed eccellono in molti campi. In questo sicuramente aiutati da paesi dove vige un concetto di meritocrazia a noi sconosciuto. All’estero vedono che c’è una competizione più onesta e trasparente e non un sistema basato sull’antico vizio italico delle raccomandazioni, quello che molti di loro definiscono “mentalità mafiosa per l’accesso al mondo del lavoro”

Eppure… «Gli italiani all’estero sono ansiosi di “Italia”, vogliono rimanere in contatto e quindi ci trasmettono la loro energia. Esistono centinaia gruppi social di italiani nel mondo, in cui ci si scambia informazioni, si fa rete, ci si aiuta nei primi passi nel nuovo paese. Con la realizzazione del docufilm , ho cominciato a parlare con loro e ora, ogni volta che li sento, tramite i social, è come se anche io fossi lì, in America, in Australia, nei vari paesi europei.

Perché dunque questo film?

«C’era bisogno di un documentario che raggruppasse le loro voci e “Italia addio, non tornerò” è il primo del genere finora realizzato in Italia. I giovani sono stati felicissimi di partecipare e, alla notizia che verrà trasmesso da Mediaset il primo maggio,  si è scatenato l’entusiasmo. Tutti stanno informando parenti, amici in Italia, mi ringraziano come se il merito fosse mio. Mi scrivono: “Non l’avremmo mai immaginato, allora siamo importanti anche se tanto lontani”.

Perché a volte, oltreoceano, si sentono soli, hanno nostalgia della casa, della famiglia. Per chi sta in Europa è diverso, sono a poche ore di volo, però di fatto non c’è più il confortevole ambito familiare a proteggerli, devono cavarsela e questo li fa crescere più in fretta. Come dice Christian, 27 anni, impiegato in un’azienda di credito finanziario in Estonia: “Trasferirmi mi ha reso molto più pratico, mi ha fatto capire i problemi quotidiani: pulire la casa, visto che non me la pulisce nessuno, fare la spesa. Cose di cui un ragazzo ha bisogno per crescere”

Un messaggio sociale o politico questo?

«Questo è un monito per i nostri politici, un grido d’allarme e molti l’hanno definito “un sonoro schiaffo al sistema Italia”. Perché un paese sano non rinuncia ai propri figli così, nella generale indifferenza. Non perde, insieme ai giovani, il proprio futuro.  Un conto è partire per scelta, per vivere nuove avventure e conoscere altri mondi, un conto perché in Italia ti hanno sbattuto tutte le porte in faccia e il lavoro è una questua, un’elemosina gentilmente concessa.  I protagonisti del docufilm lo dicono: “In Italia per me non c’era nulla, solo lavoretti precari, avevo perso la fiducia, la speranza. Impensabile fare la carriera che mi sono costruito qui”.  E di questa situazione sono colpevoli tutti, politici e non. E’ colpevole anche la generazione che li ha preceduti, perché non si è resa conto di cosa stava accadendo. E ora che la sconfitta italiana è evidente, ora che le famiglie vivono sulla propria pelle il dramma dei giovani che non trovano lavoro, tutti lì a battersi il petto e a chiedersi come fare.»

Hai la sensazione che sia un momento, e che questi ragazzi torneranno?

«Intanto questi giovani non tornano e non vogliono tornare, se non in vacanza. Hanno l’Italia nel cuore, ma restano dove sono. L’Italia è chiusa, provinciale, stretta, immobile. Anche questa è una sconfitta. E dovrebbe fare molto riflettere il fatto che il nostro paese sia considerato così dai nostri giovani internazionalizzati.

La speranza è che “Italia addio, non tornerò”  possa suscitare la sufficiente indignazione affinché  il tema dell’emigrazione italiana degli anni 2000, tornata ai livelli del dopoguerra,  sia preso seriamente in considerazione. Non solo come un fenomeno positivo, di mobilità, come è stato fatto finora. Troppo facile dire: siamo cittadini del mondo e con questo non fare assolutamente nulla in Italia per creare le giuste condizioni di lavoro per le nuove generazioni. Anzi, deprezzandolo questo lavoro, con stipendi sempre più bassi, precarietà diffusa e sfruttamento. La speranza è anche e soprattutto che questo docufilm possa contribuire a sancire un principio troppo spesso negato, in Italia e in tante altre parti del mondo: liberi di partire, ma anche liberi di restare e di tornare

Intervista a Barbara Pavarotti raccolta da Mauro Valentini